Fabrizio De André - Amico fragile

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Blogger: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...

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martedì, 26 febbraio 2008

Finalmente, tra le mille cose che ho fatto e faccio, ne ho fatta una di cui sono davvero fiera e contenta: ho scritto un libro.

Non è il primo che scrivo. Non è nemmeno il primo che pubblico. Però è il mio primo romanzo e, soprattutto, è il libro che avrei voluto scrivere.

Per verificare che non ci fossero errori o sviste l'ho riletto da capo a piedi e poi, nonostante sia ipercritica nei confronti di me stessa e di ogni cosa che faccio, mi sono sorpresa a pensare: è bello, è proprio bello.

Quasi me ne vergogno ma è la verità e vorrei che tutti potessero leggerlo e dire la loro. 

La distribuzione partirà tra breve. Al momento è reperibile presso la casa editrice che lo ha messo in vendita in internet.  Si può acquistare tramite carta di credito, contrassegno, bonifico bancario o bollettino postale.

Se volete... se ne avete voglia, cliccate sull'immagine della copertina che vedete qui sotto. Se amate gli animali, i cani in particolare... se avete amato un libro che si intitola "Il Piccolo Principe" allora, credetemi, non ve lo dovete perdere. Poi fatemi sapere che ne pensate. Ve ne sarò davvero molto grata.

Ciao e buona lettura,

Valeria

Da Concerto per chihuahua ... e frammenti di stelle ... e altre code:

L’Italia stretta nella morsa dell’afa, urlava il televisore a volume troppo alto. Valeria considerò seriamente una rapida fuga da quella Val Padana che, dopo averla sotterrata nelle nebbie perenni di un inverno gelido, la ingabbiava adesso in un’invisibile campana di vetro. Sembrava di stare in un girone infernale che neppure Dante, pur nella sua ricchezza immaginifica, era riuscito a descrivere caldo e umido fino a quel punto. Ripensò a Livorno e al suo mare con nostalgia e persino Roma, con le sue fontane, le parve gradevole sebbene, in tanti anni trascorsi nella capitale, ricordasse il ponentino più come una promessa mancata che come un reale venticello ristoratore. Nella memoria, qualunque luogo le sembrava avere un clima piacevolmente temperato, qualunque… tranne quella valle della morte in cui si era ficcata per amore di Andrea.
Guardò Sascibuffi che giocava contenta con i sei cuccioli ancora a casa. Dopo le consegne di Fantasia e Falco, anche Fatah, ribattezzata Rose dal suo nuovo amico, era salpata verso l’avventura della vita e, presto, sarebbe arrivato il turno degli altri. Nonostante tante presenze, la casa le sembrò vuota senza Andrea e Coriandoli, usciti assieme per un giro di commissioni. Sentì di provare un poco di nostalgia e decise di spegnere il televisore per ascoltare della musica, mentre sbrigava qualche noiosissima faccenda domestica. Scelse un cd di Fabrizio De André, suo cantautore preferito, e fragile, dolce compagno di lontane notti ubriache, stagliate nel passato come indimenticabili foto ricordo. Si chiese come fosse la stella su cui era volato qualche anno prima. La immaginò un po’ alcolica, ricca di prati e mare pescoso e grandi cani bianchi, accompagnati nelle loro corse da una delicata colonna sonora che diffondeva suoi brani vecchi e nuovi. Una stella baciata dall’arte, magari a forma di gigantesca chitarra.
Le note di Anime salve riempirono la stanza. La calda voce di De André e la poesia che fluiva dai suoi testi, indussero Valeria a interrompere ogni attività per stendersi sul letto con gli occhi chiusi, abbandonandosi totalmente a quella coinvolgente atmosfera.
Sascibuffi, raggiunta dal suono che usciva dagli altoparlanti, smise all’istante di giocare e scavalcò agilmente il pannello dei coriandolini, andando ad accucciarsi davanti a una delle due grosse casse per godersi l’incanto. Amava la musica, ogni tipo di musica, anche se le sue preferenze generalmente cadevano sugli strumenti a fiato. Decise di dotarsi di un bell’osso di pelle di bufalo per sfruttare appieno il tempo dell’ascolto. Tornò quindi verso la stanzetta dei cuccioli per perfezionare, con il reperimento del giocattolo commestibile, la sua partecipazione al concerto in corso. Stava per spiccare il balzo quando fu costretta a bloccarsi. Una barriera canina le impediva di saltare oltre. Pareva che i figli di Cori si fossero messi d’accordo per chiudere l’accesso, come se un bravo allenatore di passaggio li avesse schierati in quel modo in vista di una punizione dal limite. Solo che non c’era nessuna partita di calcio ma, ugualmente, restavano tutti affacciati negandole la possibilità di entrare. In una situazione così complessa non avrebbe mai potuto segnare quell’impossibile gol costituito dall’andare dentro, procurarsi l’ossetto, e uscire rapidamente.
(...)

Postato da: LibertAria a 00:47 | link | commenti (1) |