Fabrizio De André - Amico fragile

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Utente: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...

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sabato, 15 gennaio 2005

      ANIME SALVE   (1996)

PRINCESA

Sono la pecora sono la vacca

che agli animali si vuol giocare

sono la femmina camicia aperta

piccole tette da succhiare 

Sotto le ciglia di questi alberi

nel chiaroscuro dove son nato

che l'orizzonte prima del cielo

era lo sguardo di mia madre 

"Che Fernandino è come una figlia

mi porta a letto caffè e tapioca

e a ricordargli che è nato maschio

sarà l'istinto sarà la vita" 

E io davanti allo specchio grande

mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi

tra le gambe una minuscola fica 

Nel dormiveglia della corriera

lascio l'infanzia contadina

corro all'incanto dei desideri

vado a correggere la fortuna 

Nella cucina della pensione

mescolo i sogni con gli ormoni

ad albeggiare sarà magia

saranno semi miracolosi 

Perché Fernanda è proprio una figlia

come una figlia vuol far l'amore

ma Fernandino resiste e vomita

e si contorce dal dolore 

E allora il bisturi per seni e fianchi

una vertigine di anestesia

finché il mio corpo mi rassomigli

sui lungomare di Bahia 

Sorriso tenero di verdefoglia

dai suoi capelli sfilo le dita

quando le macchine puntano i fari

sul palcoscenico della mia vita 

Dove tra ingorghi di desideri

alle mie natiche un maschio s'appende

nella mia carne tra le mie labbra

un uomo scivola l'altro s'arrende 

Che Fernandino mi è morto un grembo

Fernanda è una bambola di seta

sono le braci di un'unica stella

che squilla di luce e di nome Princesa 

A un avvocato di Milano

ora Princesa regala il cuore

e un passeggiare recidivo

nella penombra di un balcone 

o matu (la campagna)

o céu (il cielo)

a senda (il sentiero)

a escola (la scuola)

a igreja (la chiesa)

a desonra (la vergogna)

a saia (la gonna)

o esmalte (lo smalto)

o espelho (lo specchio)

o baton (il rossetto)

o medo (la paura)

a rua (la strada)

a bombadeira (la modellatrice)

a vertigem (la vertigine)

o encanto (l'incantesimo)

a magia (la magia)

os carroc (le macchine)

a policia (la polizia)

a canseira (la stanchezza)

o brio (la dignità)

o noivo (il fidanzato)

o capanga (lo sgherro)

o fidalgo (il gransignore)

o porcalhao (lo sporcaccione)

o azar (la sfortuna)

a bebedeira (la sbronza)

as pancadas (le botte)

os carinhos (le carezze)

a falta (il fallimento)

o nojo (lo schifo)

a formusura (la bellezza)

viver (vivere)

..........

.........

Nota:

"Princesa" è liberamente tratta dall'omonimo

romanzo-intervista di Maurizio Jannelli

e Fernanda Farias

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

..............

KHORAKHANE' *  (A FORZA DI ESSERE VENTO)

Il cuore rallenta la testa cammina

in quel pozzo di piscio e cemento

a quel campo strappato dal vento

a forza di essere vento 

Porto il nome di tutti i battesimi

ogni nome il sigillo di un lasciapassare

per un guado una terra una nuvola un canto

un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue

per la stessa ragione del viaggio viaggiare 

Il cuore rallenta la testa cammina

in un buio di giostre in disuso

qualche rom sì è fermato italiano

come un rame a imbrunire su un muro 

Saper leggere il libro del mondo

con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano

i segreti che fanno paura

finché un uomo ti incontra e non si riconosce

e ogni terra si accende e si arrende la pace 

I figli cadevano dal calendario

Yugoslavia Polonia Ungheria

i soldati prendevano tutti

e tutti buttavano via 

E poi Mirka a San Giorgio** di maggio

tra le fiamme dei fiori a ridere a bere

e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi

e dagli occhi cadere 

Ora alzatevi spose bambine

che è venuto il tempo di andare

con le vene celesti dei polsi

anche oggi si va a caritare 

E se questo vuol dire rubare

questo filo di pane tra miseria e fortuna

allo specchio di questa kampina***

ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca

il punto di vista di Dio 

****

Cvava sero po tute           

i kerava                           

jek sano ot mon               

i taha jek iak kon kasta   

vasu ti baro nebo             

avi ker             

     Kon ovla so mutavla
     k
on ovla
     
me gava palan ladi
    
me gava
    
palan bura ot croiuti

.................... 

.........         

Traduzione

Poserò la testa sulla tua spalla

e farò

un sogno di mare

e domani un fuoco di legna

perché l'aria azzurra

diventi casa

Chi sarà a raccontare

chi sarà

sarà chi rimane

io seguirò questo migrare

seguirò questa corrente di ali

......................

...

note:

* Tribù rom di provenienza serbo-montenegrina

** Festa annuale del popolo rom nel sud della Francia

*** Baracca da campo dei rom

**** Traduzione in romanes di Giorgio Bozzecchi (rom harvato)

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

..................

ANIME SALVE

Mille anni al mondo mille ancora

che bell'inganno sei anima mia

e che bello il mio tempo che bella compagnia 

Sono giorni di finestre adornate

canti di stagione

anime salve in terra e in mare 

Sono state giornate furibonde

senza atti d'amore

senza calma di vento 

Solo passaggi e passaggi

passaggi di tempo 

Ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria

altra memoria e non basta ancora 

Cose svanite facce e poi il futuro


I futuri incontri di delle amanti scellerate

saranno scontri

saranno cacce coi cani e coi cinghiali

saranno rincorse morsi e affanni per mille anni 

Mille anni al mondo mille ancora

che bell'inganno sei anima mia

e che grande il mio tempo che bella compagnia 

Mi sono spiato illudermi e fallire

abortire i figli come i sogni

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve

mi sono visto che ridevo

mi sono visto di spalle che partivo 

Ti saluto dai paesi di domani

che sono visioni di anime contadine

in volo per il mondo 

Mille anni al mondo mille ancora

che bell'inganno sei anima mia

e che grande questo tempo che solitudine

che bella compagnia

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

........

DOLCENERA

Amiala ch'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â l'é

amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è lé

amiala cum'â l'arìa amìa amìa cum'â l'é

amiala ch'à l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è lé 

(guardala che arriva guarda com'è com'è

guardala come arriva guarda che è lei che è lei

guardala come arriva guarda guarda com'è

guardala come arriva guarda che è lei che è lei) 

Nera che porta via che porta via la via

nera che non si vedeva da una vita intera così Dolcenera nera

nera che picchia forte che butta giù le porte 

nu l'è l'aegua ch'à fá baggiâ

imbaggiâ imbaggiâ 

(non è l'acqua che fa sbagliare

(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre) 

Nera di malasorte che ammazza e passa oltre

nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna luna

nera di falde amare che passano le bare 

âtru da stamûâ

â nu n'á â nu n'á 

(altro da traslocare

non ne ha non ne ha) 

Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere

che è venuta per me

è arrivata da un'ora

e l'amore ha l'amore come solo argomento

e il tumulto del cielo ha sbagliato momento 

Acqua che non si aspetta altro che benedetta

acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale

acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte 

nu l'è l'eagua de 'na rammâ

'n calabà 'n calabà 

(non è l'acqua di un colpo di pioggia

(ma) un gran casino un gran casino) 

Ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare

quando ingorga gli anfratti si ritira e risale

e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda

e la lotta si fa scivolosa e profonda

amiala cum'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â l'é

amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è lé 

(guardala come arriva guarda com'è com'è

guardala come arriva guarda che è lei che è lei) 

Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti

acqua per fotografie per cercare i complici da maledire

acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti 

âtru da cammalâ

â nu n'à â nu n'à 

(altro da mettersi in spalla

non ne ha non ne ha) 

Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita

che si prende per mano

a battaglia finita

come fa questo amore che dall'ansia di perdersi

ha avuto in un giorno la certezza di aversi 

Acqua che ha fatto sera che adesso si ritira

bassa sfila tra la gente come un'innocente che non c'entra niente

fredda come un dolore Dolcenera senza cuore 

atru da rebellâ

â nu n'à â nu n'à 

(altro da trascinare

non ne ha non ne ha) 

E la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende

dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle

nel suo tram scollegato da ogni distanza

nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza 

Così fu quell'amore dal mancato finale

così splendido e vero da potervi ingannare 

amiala ch'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â l'é

amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è lé

amiala cum'â l'arìa amìa amìa cum'â l'é

amiala ch'à l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è lé 

(guardala che arriva guarda com'è com'è

guardala come arriva guarda che è lei che è lei

guardala come arriva guarda guarda com'è

guardala come arriva guarda che è lei che è lei) 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

..........

LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE

Le acciughe fanno il pallone

che sotto c'è l'alalunga

se non butti la rete

non te ne lascia una 

E alla riva sbarcherò

alla riva verrà la gente

questi pesci sorpresi

li venderò per niente 

Se sbarcherò alla foce

e alla foce non c'è nessuno

la faccia mi laverò

nell'acqua del torrente 

Ogni tre ami

c'è una stella marina

amo per amo

c'è una stella che trema

ogni tre lacrime

batte la campana 

Passan le villeggianti

con gli occhi di vetro scuro

passan sotto le reti

che asciugano sul muro 

E in mare c'è una fortuna

che viene dall'oriente

che tutti l'hanno vista

e nessuno la prende 

Ogni tre ami

c'è una stella marina

ogni tre stelle

c'è un aereo che vola

ogni tre notti

un sogno che mi consola 

Bottiglia legata stretta

come un'esca da trascinare

sorso di vena dolce

che liberi dal male 

Se prendo il pesce d'oro

ve la farò vedere

se prendo il pesce d'oro

mi sposerò all'altare 

Ogni tre ami

c'è una stella marina

ogni tre stelle

c'è un aereo che vola

ogni balcone

una bocca che m'innamora 

Ogni tre ami

c'è una stella marina

ogni tre stelle c'è un aereo che vola

ogni balcone

una bocca che m'innamora 

Le acciughe fanno il pallone

che sotto c'è l'alalunga

se non butti la rete

non te ne resta una

non te ne lascia una

non te ne lascia

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

............

...

DISAMISTADE

Che ci fanno queste anime

davanti alla chiesa

questa gente divisa

questa storia sospesa 

A misura di braccio

a distanza di offesa

che alla pace si pensa

che la pace si sfiora 

Due famiglie disarmante di sangue

si schierano a resa

e per tutti il dolore degli altri

è dolore a metà 

Si accontenta di cause leggere

la guerra del cuore

il lamento di un cane abbattuto

da un'ombra di passo

si soddisfa di brevi agonie

sulla strada di casa

uno scoppio di sangue

un'assenza apparecchiata per cena 

E a ogni sparo di caccia all'intorno

si domanda fortuna 

Che ci fanno queste figlie

a ricamare a cucire

queste macchie di lutto

rinunciate all'amore 

Fra di loro si nasconde

una speranza smarrita

che il nemico la vuole

che la vuol restituita 

E una fretta di mani sorprese

a toccare le mani

che dev'esserci un mondo di vivere

senza dolore 

Una corsa degli occhi negli occhi

a scoprire che invece

è soltanto un riposo del vento

un odiare a metà 

E alla parte che manca

si dedica l'autorità 

Che la disamistade *

si oppone alla nostra sventura

questa corsa del tempo

a sparigliare destini e fortuna 

Che ci fanno queste anime

davanti alla chiesa

questa gente divisa

questa storia sospesa 

*Disamistade: letteralmente "disamicizia" e per estensione "faida" in lingua sarda

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

..........

 CÚMBA

Pretendente:

Gh'aivu 'na bella cúmba ch'â l'è xeûa fòea de cá

giánca cun'â néie ch'â desléngue a cian d'â sâ 

Duv'à l'è duv'à l'è dúve duv'â l'è 

Che l'hán vursciûa védde cegâ l'á a stú casâ

spéita cúme l'áigua ch'â derua zû p'oú riá 

Nu ghe n'è nu ghe nu ghe n'è nu ghe n'è 

Padre:

Cáu oú mè zuenótto ve pórta miga na smangiaxún

che se cusci fise puriésci anávene 'n gattixún

Nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe nu ghe n'è 

Pretendente:

Végnu d'â câ du ráttu ch'oú magún oú sliga i pê

Padre:

Chí de cúmbe d'âtri nu n'è vegnûe nu se n'è pôsé

Pretendente:

Végnu c'oú côeu maróttu de 'na pasciún che nu ghe n'è nu ghe n'è

Padre:

Chí gh'è 'na cúmba giánca ch'â nu l'è â vostra ch'â l'é a mê nu ghe n'è

Âtre nu ghe n'è

âtre nu ghe n'è

nu ghe n'è  

Coro:

 l'é xêuâ â l'é xêuâ

â cúmba giánca

â l'é xêuâ â l'é xêuâ

au cián d'â s'â

â l'é xêuâ â l'é xêuâ

â cúmba giánca

de nôette â l'é xêuâ

áu cián d'oú pán 

Pretendente:

Vuí nu vuriésci dámela sta cúmba da maiâ

giánca cum'â néie ch'â deslengue 'nt oú riá 

Nu ghe n'è nu ghe n'è 

Padre:

Mié che sta cúmba bèlla â stá de lûngu barbacíu

che nu m'â pôsse védde à scricchî 'nté n'âtru níu 

Nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe n'è 

Pretendente:

 tegnió à dindánase sutt'à 'n anglóu de melgranâ

cu'â cûa ch'oú l'ha d'â sèa â mán lingéa d'oú bambaxia 

Dúve duv'â l'è

dúve duv'â l'è

duv'â l'è duv'â l'è 

Padre:

Zeunu ch'âei bén parlóu 'nte sta seián-a de frevà

Pretendente:

 tegnió à dindánase sutt'à 'n anglóu de melgranâ

Padre:

Saêi che sta cúmba à mázu a xêuâ d'â mê 'nt â vostra câ

nu ghe n'è


Pretendente:

cu'â cûa ch'oú l'ha d'â sèa â mán lingéa d'oú bambaxia 

Âtre nu ghe n'è

nu ghe nu ghe n'è âtre nu ghe n'è 

Coro:

 l'é xêuâ â l'é xêuâ

â cúmba giánca

de nôette â l'é xêuâ

au cián d'â s'â
A truvián â truvián

â cúmba giánca

de mázu â truvián

áu cián d'oú pán

Duv'à l'è duv'à l'è

ch'â ne s'ascúnde

se maiá se maiá

áu cián d'oú pán

cum'â l'é cum'â l'é

l'é cum'â néie

ch'â vén zû deslenguâ

da oú riâ

 l'é xêuâ â l'é xêuâ

â cúmba giánca

de mázu â truvián

áu cián d'â sâ

Duv'à l'è duv'à l'è

ch'â ne s'ascúnde

se maiá se maiá

áu cián d'oú pán 

Cúmba cumbétta

béccu de sêa

sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún

Martín ou vá à pê

cun' l'âze deré

foêgu de légne ánime in çe

cúmba cumbétta

béccu de sêa

sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún

Martín ou vá à pê

cun' l'âze deré

foêgu de légne ánime in çe 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

.........

LA COLOMBA (traduzione)

Pretendente:

Avevo una bella colomba che è volata fuori casa

bianca come la neve che si scioglie a pian del sale 

dov'è dov'è

che l'hanno vista piegare le ali verso questo casale

veloce come l'acqua che precipita dal rio 

non ce n'è non ce n'è non ce n'è 

Padre:

Caro il mio giovanotto non vi porta mica un qualche prurito

che se così fosse potreste andarvene in giro per amorazzi 

Pretendente:

Vengo dalla casa del topo che l'angoscia slega i piedi 

Padre:

Qui di colombe d'altri non ne sono venute

non se ne sono posate 

Pretendente:

Vengo con il cuore malato di una passione che non ha uguali 

Padre:

Qui c'è una colomba bianca che non è la vostra che è la mia

Non ce n'è altre non ce n'è non ce n'è

altre non ce n'è 

Coro:

E' volata è volata la colomba bianca

di notte è volata a pian del sale

la troveranno la troveranno la colomba bianca

di maggio la troveranno a pian del pane 

Pretendente:

Voi non vorreste darmela questa colomba da maritare

bianca come la neve che si scioglie nel rio

dov'è dov'è dov'è dove dov'è 

Padre:

Guardate che questa bella colomba è abituata a cantare in allegria

che io non la debba mai vedere stentare in un altro nido

non ce n'è non ce n'è non ce n'è 

Pretendente:

La terrò a dondolarsi sotto una pergola di melograni

con la cura che ha della seta la mano leggera del bambagiaio

dov'è dov'è dov'è dove dov'è 

Padre:

Giovane che avete ben parlato in questa sera di febbraio 

Pretendente:

La terrò a dondolarsi sotto una pergola di melograni 

Padre:

Sappiate che questa colomba a maggio volerà dalla mia nella vostra casa 

Pretendente:

Con la cura che ha della seta la mano leggera del bambagiaio

non ce n'è altre non ce n'è non ce n'è altre non ce n'è 

Coro:

E' volata è volata la colomba bianca

di notte è volata a pian del sale 

La troveranno la troveranno la colomba bianca

di maggio la troveranno a pian del pane 

Dov'è dov'è che ci si nasconde

si sposerà si sposerà a pian del pane 

Com'è com'è è come la neve

che viene giù sciolta dal rio 

È volata è volata la colomba bianca

di maggio la troveranno a pian del sale 

Dov'è dov'è che ci si nasconde

si sposerà si sposerà a pian del pane 

Colomba colombina becco di seta

serva a strofinare per terra col marito a zonzo

Martino va a piedi con l'asino dietro

fuoco di legna anime in cielo

..........

..........

HO VISTO NINA VOLARE

Mastica e sputa

da una parte il miele

mastica e sputa

dall'altra la cera

mastica e sputa

prima che venga neve 

Luce luce lontana

più bassa delle stelle

sarà la stessa mano

che ti accende e ti spegne 

Ho visto Nina volare

tra le corde dell'altalena

un giorno la prenderò

come fa il vento alla schiena 

E se lo sa mio padre

dovrò cambiar paese

se mio padre lo sa

m'imbarcherò sul mare 

Mastica e sputa

da una parte il miele

mastica e sputa

dall'altra la cera

mastica e sputa

prima che faccia neve 

Stanotte e venuta l'ombra

l'ombra che mi fa il verso

le ho mostrato il coltello

e la mia maschera di gelso 

E se lo sa mio padre

mi metterò in cammino

se mio padre lo sa

m'imbarcherò lontano 

Mastica e sputa

da una parte la cera

mastica e sputa

dall'altra parte il miele

mastica e sputa prima che metta neve 

Ho visto Nina volare

tra le corde dell'altalena

un giorno la prenderò

come fa il vento alla schiena 

Luce luce lontana

che si accende e si spegne

quale sarà la mano

che illumina le stelle 

Mastica e sputa

prima che venga neve 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996

............

sMISURATA PREGHIERA

Alta sui naufragi

dai belvedere delle torri

china e distante sugli elementi del disastro

dalle cose che accadono al di sopra delle parole

celebrative del nulla

lungo un facile vento

di sazietà di impunità 

Sullo scandalo metallico

di armi in uso e in disuso

a guidare la colonna

di dolore e di fumo

che lascia le infinite battaglie al calar della sera

la maggioranza sta la maggioranza sta 

Recitando un rosario

di ambizioni meschine

di millenarie paure

di inesauribili astuzie

coltivando tranquilla

l'orribile varietà

delle proprie superbie

la maggioranza sta 

Come una malattia

come una sfortuna

come un'anestesia

come un'abitudine 

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione

e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

per consegnare alla morte una goccia di splendore

di umanità di verità 

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio

e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli

con improbabili nomi di cantanti di tango

in un vasto programma di eternità 

Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco

non dimenticare il loro volto

che dopo tanto sbandare

è appena giusto che la fortuna li aiuti 

come una svista

come un'anomalia

come una distrazione

come un dovere

 

(Nota: "Smisurata preghiera" è liberamente tratta dalla "Saga di Maqroll" - Il gabbiere - di Alvaro Mutis Ediz. Einaudi – Torino)

 

Testo: F.De Andrè – I.Fossati

Anno di pubblicazione: 1996 

      

Postato da: LibertAria a 19:17 | link | commenti |
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