Fabrizio De André - Amico fragile
Tutti i testi
![]()
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare.
In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code").
Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani.
Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...
retorico in Fabrizio 10 anni dop...
soloelsa in Fabrizio 10 anni dop...
* Concerto per chihuahua
* Sarajevo - Bosnia
*almost
*cose un po' così
*IL PIRATA
*moreferarum
*robna kuća
Anime Salve
Canzoni e immagini
De André - cleoo
De André - De Gregori
De André - geocities
De André - supereva
De André - Tiscali
De André - Tribute
Faber - Debora
Faber De André
Faber... e basta
Fabrizio De André
Fabrizio De André - Austria
Fabrizio De André - bielle
Fabrizio De André - libero
Fabrizio De André - Mailgate
Fabrizio De André - unofficial web site
Fabrizio De André - Yuri
Filosofia, De André, Rimbaud
Fondazione De André
Genova musica
Georges Brassens
gruppi: Fabrizio
In nomine Faber
Intervista a De André
L'anarchico che cantava la libertà
Omaggio a De André
Poeta immortale
Un posto che si chiama Arrivederci
Via del Campo
video Fondazione De André
vortice di sabbia
45 giri
anime salve
anniversari
biografia
canzoni 1974
creuza de m
introduzione
l indiano
la buona novella
le nuvole
nuvole barocche
rimini
storia di un impiegato
tutti morimmo a stento
tutto de andr 1966
volume 1 1967
volume 3
volume 8
visitato *loading* volte
CANZONI (1974)

(comprende anche Fila la lana, La ballata dell'amore cieco, La canzone dell'amore perduto, La città vecchia, Delitto di paese e Valzer per un amore - Testi già pubblicati)
Il salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà: "Non l'ho saputo mai"
Le cartoline dall'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
E le forze dell'ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su via della Povertà
Cenerentola sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura
Arriva Romeo trafelato
e le grida: "Il mio amore sei tu"
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci più
E l'unico suono che rimane
quando l'ambulanza se ne va
è Cenerentola che spazza la strada
in via della Povertà
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n'è andata in compagnia dell'oste
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
E il Buon Samaritano
sta affilando la sua pietà
se ne andrà al carnevale stasera
in via della Povertà
I tre Re Magi sono disperati
Gesù Bambino è diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato
vedendo Jeckyll che ride nello specchio
Ofelia è dietro la finestra
mai nessuno le ha detto che è bella
a soli ventidue anni
è già una vecchia zitella
La sua morte sarà molto romantica
trasformandosi in oro se ne andrà
per adesso cammina avanti e indietro
in via della Povertà
Einstein travestito da ubriacone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'ABC
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povertà
Ci si prepara per la grande festa
c'è qualcuno che comincia ad aver sete
il Fantasma dell'opera
si è vestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualità
lo ucciderà parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre il Fantasma grida
tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato
in via della Povertà
E bravo Nettuno mattacchione
il Titanic sta affondato nell'aurora
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
e il capitano grida: "Ce ne stanno ancora"
ed Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di Calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano mimose e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di via della Povertà
A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà
a ingannare il suo destino
in via della Povertà
La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
non chiedermi "Come stai"
questa gente di cui mi vai parlando
è gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
e non mandarmi ancora tue notizie
nessuno ti risponderà
se insisti a spedirmi le tue lettere
da via della Povertà
Testo: F.De Andrè – F.De Gregori (traduzione di “Desolation row” di B.Dylan)
Anno di pubblicazione: 1974
(versione LIVE)
Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà "non l'ho saputo mai".
Le cartoline dell'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su via della Povertà.
Signorile sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Lombardi trafelato
e le grida "la sinistra sei tu!"
ma qualcuno gli dice di andar via
perché ormai non esiste piu'
e l'unico suono che rimane
quando l'ambulanza se ne va
è Signorile che spazza la strada
in via della Povertà.
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n'è andata in compagnia dell'oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Cardinal Marcinkus
sta affilando la sua pietà
se ne andrà a far la questua stasera
in via della Povertà.
Al Quirinale sono disperati
Sandro Pertini è diventato vecchio
e Andreatta piange sconcertato
vedendo Craxi che ride nello specchio.
Sofia è dietro la finestra
tutti quanti le hanno detto che è bella
non ha ancora 53 anni
e mai nessuno l'ha chiamata zitella
la sua fuga sarà molto romantica
trasformandosi in oro se ne andrà
si è stufata di andare avanti e indietro
in via della Povertà.
Mongolfini travestito da pallone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule,
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povertà.
Ci si prepara per la grande festa
c'è qualcuno che comincia ad aver sete
Woityla ha gettato la ghiara
si è travestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Berlinguer
per punirlo della sua frugalità
lo ucciderà parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre Woityla grida
4 suore si son spogliate già
Berlinguer sta per essere violentato
in via della Povertà.
E bravo Carboni mattacchione
il paese sta affondando nella merda
e gli Anarchici tutti annegati
e il capitano grida "ce ne stanno ancora",
e Agnelli e Indro Montagnelli
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano garofani e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di via della Povertà.
Il tuo articolo l'ho letto proprio ieri
ci hai messo dentro tutto quel che sai
ma non essere ridicolo
non chiedermi "come stai",
questa gente di cui mi vai parlando
è quasi gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
e né tanto meno eroi
e non mandarmi altre bozze da correggere
nessuno ti risponderà
se non provi a spedirmi i tuoi articoli
da via della Povertà.
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità interviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Les Passantes” di G.Brassens, da una poesia di Antoine Paul)
Anno di pubblicazione: 1974
Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche
ora puoi dormirle al fianco
sì lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il tè e le arance
che ha portato dalla Cina
e proprio mentre stai per dirle
che non hai amore da offrirle
lei è già sulla tua onda
e fa che il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti
e tu vuoi viaggiarle insieme
voi viaggiarle insieme ciecamente
perché sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente
E Gesù fu un marinaio
finché camminò sull'acqua
e restò per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno
e poi quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo disse
"Siate marinai finché il mare vi libererà"
e lui stesso fu spezzato
ma più umano abbandonato
nella nostra mente lui non naufragò
e tu vuoi viaggiargli insieme
vuoi viaggiargli insieme ciecamente
forse avrai fiducia in lui
perché ti ha toccato il corpo con la mente
E Suzanne ti dà la mano
ti accompagna lungo il fiume
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
che ti indica i colori
fra la spazzatura e i fiori
scopri eroi fra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all'amore
e così faranno sempre
e Suzanne regge lo specchio
e tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perché sai che ti ha toccato il corpo
il tuo corpo perfetto con la mente
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Suzanne” di L.Cohen)
Anno di pubblicazione: 1972
Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "Viva la morte" proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta, va beh
ma di morte lenta
Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco,
perché forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro il movimento
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta va beh
ma di morte lenta
Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon Matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta,
ma di morte lenta
A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa "Speriamo bene che arrivino in ritardo"
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta,
ma di morte lenta
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per cortesia lasciate vivere gli altri
la vita è grossomodo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta, va beh
ma di morte lenta
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Mourir pour des idees” di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1974
Attraverso il buio Giovanna D'Arco
precedeva le fiamme cavalcando
nessuna luna per la sua corazza
nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco
"Della guerra sono stanca ormai
al lavoro di un tempo tornerei
a un vestito da sposa o qualcosa di bianco
per nascondere questa mia vocazione al trionfo ed al pianto"
"Son parole le tue che volevo ascoltare
ti ho spiata ogni giorno cavalcare
e a sentirti così ora so cosa voglio
vincere un'eroina così fredda abbracciarne l'orgoglio"
"E chi sei tu" lei disse divertendosi al gioco
"Chi sei tu che mi parli così senza riguardo"
"Veramente stai parlando col fuoco
e amo la tua solitudine amo il tuo sguardo"
"E se tu sei il fuoco raffreddati un poco
le tue mani ora avranno da tenere qualcosa"
e tacendo gli si arrampicò dentro
ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa
E nel profondo del suo cuore rovente
lui prese ad avvolgere Giovanna D'Arco
e là in alto e davanti alla gente
lui appese le ceneri inutili
del suo abito bianco
E fu dal profondo del suo cuore rovente
che lui prese Giovanna è la colpì nel segno
è lei capì chiaramente
che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Joan of Arc” di L.Cohen)
Anno di pubblicazione: 1972