Fabrizio De André - Amico fragile

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Utente: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...

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domenica, 16 gennaio 2005

 

NUVOLE BAROCCHE 
(1969)

(nota: inserita anche Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - testo già pubblicato)

NUVOLE BAROCCHE

Poi un'altra giornata di luce
poi un altro di questi tramonti
e portali colonne e fontane
tu mi hai insegnato a vivere
insegnami a partir
ma il cielo è tutto rosso
di nuvole barocche
sul fiume che si sciacqua
sotto l'ultimo sole
e mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice di restare
poi carezze lusinghe abbandoni
poi quegli occhi di verde dolcezza
mille e una di queste promesse
tu mi hai insegnato il sogno
io voglio la realtà
e mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice devi amare
che dice devi amare
 
Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – G.Lario
Anno di pubblicazione: 1958

E FU LA NOTTE

E fu la notte la notte per noi
notte profonda sul nostro amore
e fu la fine di tutto per noi
resta il passato e niente di più
ma se ti dico "Non t'amo più"
sono sicuro di non dire il vero
e fu la notte la notte per noi
buio e silenzio son scesi su noi
e fu la notte la notte per noi
buio e silenzio son scesi su noi
 
Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – F.Franchi
Anno di pubblicazione: 1958

VALZER PER UN AMORE

Quando carica d'anni e di castità
tra i ricordi e le illusioni
del bel tempo che non ritornerà
troverai le mie canzoni
nel sentirle ti meraviglierai
che qualcuno abbia lodato
le bellezze che allor più non avrai
e che avesti nel tempo passato
 
Ma non ti servirà il ricordo non ti servirà
che per piangere il tuo rifiuto
del mio amor che non tornerà
ma non ti servirà più a niente non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà
ma non ti servirà più a niente non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà
 
Vola il tempo lo sai che vola e va
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo che non ha età
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore amor
io t'attenderò ogni sera
ma tu vieni non aspettare ancor
vieni adesso finché è primavera
 
(Nota: Musica tratta dal “Valzer campestre” della “Suite siciliana” di G.Marinuzzi jr.)
 
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1964

PER I TUOI LARGHI OCCHI

Per i tuoi larghi occhi
per i tuoi larghi occhi chiari
che non piangono mai
che non piangono mai
e perché non mi hai dato
che un addio troppo greve
perché dietro a quegli occhi
batte un cuore di neve
 
Io ti dico che mai
il ricordo in me lascerai
sarà stretto al mio cuore
da un motivo d'amore
non pensarlo perché
tutto quel che ricordo di te
di quegli attimi amari
sono i tuoi occhi chiari
 
I tuoi larghi occhi
che restavan lontani
anche quando io sognavo
anche mentre ti amavo
e se tu tornerai
ti amerò come sempre ti amai
come un bel sogno inutile
che si scorda al mattino
 
Ma i tuoi larghi occhi
i tuoi larghi occhi chiari
anche se non verrai
non li scorderò mai
 
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole:
"Non ci lasceremo mai
mai e poi mai"
Vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto amore
ad appassir le rose
così per noi
L'amore che strappa i capelli
è perduto ormai
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza
 
E quando ti troverai in mano
dei fiori appassiti
al sole d'un aprile
ormai lontano li rimpiangerai
ma sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d'oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo
 
E sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d'oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo
 
(Nota: Musica tratta dal "Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo" - Adagio - di G.P.Telemann)
 
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965

IL FANNULLONE

Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente
 
Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte
sognando mille favole di gloria e di vendetta
racconti le sue storie a pochi uomini ormai stanchi
che ridono fissandoti con vuoti sguardi bianchi
tu reciti una parte fastidiosa alla gente
facendo della vita una commedia divertente
 
Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell'esperimento
fu della fame un tragico aumento
non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene
 
Ti diedero lavoro in un grande ristorante
a lavare gli avanzi della gente elegante
ma tu dicevi "Il cielo e la mia unica fortuna
e l'acqua dei piatti non rispecchia la luna"
tornasti a cantar storie lungo strade di notte
sfidando il buon umore delle tue scarpe rotte
 
Non sono poi quel cagnaccio malvagio
senza morale straccione e randagio
che si accontenta di un osso bucato
con affettuoso disprezzo gettato
al fannullone sa battere il cuore
il cane randagio ha trovato il suo amore
 
Pensasti al matrimonio come al giro di una danza
amasti la tua donna come un giorno di vacanza
hai preso la tua casa per rifugio alla tua fiacca
per un attaccapanni a cui appendere la giacca
e la tua dolce sposa consolò la sua tristezza
cercando fra la gente chi le offrisse tenerezza
 
E' andata via senza fare rumore
forse cantando una storia d'amore
la raccontava ad un mondo ormai stanco
che camminava distratto al suo fianco
lei tornerà in una notte d'estate
l'applaudiranno le stelle incantate
rischiareranno dall'alto i lampioni
la strana danza di due fannulloni
la luna avrà dell'argento il colore
sopra la schiena dei gatti in amore
 
Testo: F.De Andrè – P.Villaggio
Anno di pubblicazione: 1963

GEORDIE

Uomo:
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie
 
Donna:
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro
 
Uomo:
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà sino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
 
Donna:
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi del parco del re
vedendoli per denaro
 
Insieme:
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,
Potrete impiccarlo allora.
 
Uomo:
Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potranno salvare,
anche se piangeranno con te
la legge non può cambiare
 
Insieme:
così lo impiccheranno con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
rubò sei cervi nel parco del re
Uomo: vendendoli per denaro
 
Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone popolare inglese)
Anno di pubblicazione: 1966

DELITTO DI PAESE

Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male
qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese
qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi qui in paese
aveva il capo tutto bianco ma il cuore non ancor stanco
gli ritornò a battere in fretta per una giovinetta
gli ritornò a battere in fretta per una giovinetta
ma la sua voglia troppo viva subito gli esauriva
in un sol bacio e una carezza l'ultima giovinezza
in un sol bacio e una carezza l'ultima giovinezza
quando la mano lei gli tese triste lui le rispose
d'essere povero in bolletta lei si rivestì in fretta
d'essere povero in bolletta lei si rivestì in fretta
e andò a cercare il suo compagno partecipe del guadagno
e ritornò col protettore dal vecchio truffatore
e ritornò col protettore dal vecchio truffatore
mentre lui fermo lo teneva sei volte lo accoltellava
dicon che quando lui spirò la lingua lei gli mostrò
dicon che quando lui spirò la lingua lei gli mostrò
misero tutto sotto sopra senza trovare un soldo
ma solo un mucchio di cambiali e di atti giudiziali
ma solo un mucchio di cambiali e di atti giudiziali
allora presi dallo sconforto e dal rimpianto del morto
s'inginocchiaron sul povero uomo chiedendogli perdono
s'inginocchiaron sul povero uomo chiedendogli perdono
quando i gendarmi sono entrati piangenti li han trovati
fu qualche lacrima sul viso a dargli il paradiso
fu qualche lacrima sul viso a dargli il paradiso
e quando furono impiccati volarono fra i beati
qualche beghino di questo fatto fu poco soddisfatto
qualche beghino di questo fatto fu poco soddisfatto
non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male
qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese
qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese
 
Testo: De Andrè (traduzione di “Assassinat” di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1958

IL PESCATORE
(45 giri - 1970)

IL PESCATORE

All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
 
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura
 
E chiese al vecchio: "Dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame"
e chiese al vecchio: "Dammi il vino
ho sete e sono un assassino"
 
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame
 
E fu il calore d'un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore
 
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile
 
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino
 
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
 
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1970

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45 giri, nuvole barocche