Fabrizio De André - Amico fragile

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Utente: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...

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domenica, 16 gennaio 2005

 

RIMINI  (1978)

RIMINI

Teresa ha gli occhi secchi

guarda verso il mare

per lei figlia di pirati

penso che sia normale

Teresa parla poco

ha labbra screpolate

mi indica un amore perso

a Rimini d'estate.

 

Lei dice bruciato in piazza

dalla santa inquisizione

forse perduto a Cuba

nella rivoluzione

o nel porto di New York

nella caccia alle streghe

oppure in nessun posto

ma nessuno le crede.

Coro: Rimini, Rimini

 

E Colombo la chiama

dalla sua portantina

lei gli toglie le manette ai polsi

gli rimbocca le lenzuola

"Per un triste Re Cattolico - le dice -

ho inventato un regno

e lui lo ha macellato

su di una croce di legno.

 

E due errori ho commesso

due errori di saggezza

abortire l'America

e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini

sotto il vento e le vele

non regalate terre promesse

a chi non le mantiene ".

Coro: Rimini, Rimini

 

Ora Teresa è all'Harrys' Bar

guarda verso il mare

per lei figlia di droghieri

penso che sia normale

porta una lametta al collo

è vecchia di cent'anni

di lei ho saputo poco

ma sembra non inganni.

 

"E un errore ho commesso - dice -

un errore di saggezza

abortire il figlio del bagnino

e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini

tra i gelati e le bandiere

non fate più scommesse

sulla figlia del droghiere".

Coro: Rimini, Rimini

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

VOLTA LA CARTA

C'è una donna che semina il grano

volta la carta si vede il villano

il villano che zappa la terra

volta la carta viene la guerra

per la guerra non c'è più soldati

a piedi scalzi son tutti scappati

Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu

carabiniere l'ha innamorata volta la carta e lui non c'è più

carabiniere l'ha innamorata volta la carta e lui non c'è più

 

C'è un bambino che sale un cancello

ruba ciliege e piume d'uccello

tira sassate non ha dolori

volta la carta c'è il fante di cuori

il fante di cuori che è un fuoco di paglia

volta la carta il gallo ti sveglia

Angiolina alle sei di mattina s'intreccia i capelli con foglie d'ortica

ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte intorno alle dita

ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte in mezzo alle dita

 

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele

gli inzucchera il naso di torta di mele

mia madre e il mulino son nati ridendo

volta la carta c'è un pilota biondo

pilota biondo camicie di seta

cappello di volpe sorriso da atleta

Angiolina seduta in cucina che piange, che mangia insalata di more

Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce che parla d'amore

Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira che gira che parla d'amore

 

Madamadorè ha perso sei figlie

tra i bar del porto e le sue meraviglie

Madamadorè sa puzza di gatto

volta la carta e paga il riscatto

paga il riscatto con le borse degli occhi

piene di foto di sogni interrotti

Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria

chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria

chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

CODA DI LUPO

Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto correvo dietro ai cani

e da marzo a febbraio mio nonno vegliava

sulla corrente di cavalli e di buoi

sui fatti miei e sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai

 

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo

rubai il primo cavallo e mi fecero uomo

cambiai il mio nome in "Coda di lupo"

cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai

 

E fu nella notte della lunga stella con la coda

che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa

crocifisso con forchette che si usano a cena

era sporco e pulito di sangue e di crema

e al loro dio goloso non credere mai

 

E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente

possedevo una spranga un cappello e una fionda

e una notte di gala con un sasso a punta

uccisi uno smoking e glielo rubai

e al dio della scala non credere mai

 

Poi tornammo in Brianza per l'apertura della caccia al bisonte

ci fecero l'esame dell'alito e delle urine

ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso

- Per la caccia al bisonte - disse - Il numero è chiuso

E a un dio a lieto fine non credere mai

 

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma al Little Big Horn

capelli corti generale ci parlò all'università

dei fratelli tute blu che seppellirono le asce

ma non fumammo con lui non era venuto in pace

e a un dio fatti il culo non crede mai

 

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo

che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa

che ho imparato a pescare con le bombe a mano

che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano

con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia

ma colpisco un po' a casaccio perché non ho più memoria

e a un dio senza fiato non credere mai

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

ANDREA

Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare

Andrea s'è perso s'è perso e non sarà tornare

Andrea aveva un amore Riccioli neri

Andrea aveva un dolore Riccioli neri.

 

C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera

C'era scritto e la firma era d'oro era firma di re

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

 

Occhi di bosco contadino del regno profilo francese

Occhi di bosco soldato del regno profilo francese

E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la perla più rara

E Andrea ha in bocca un dolore la perla più scura.

 

Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo

Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo

Il secchio gli disse - Signore il pozzo è profondo

più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.

Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.

Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

AVVENTURA A DURANGO

Peperoncini rossi nel sole cocente

polvere sul viso e sul cappello

io e Maddalena all'occidente

abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

ho dato la chitarra al figlio del fornaio

per una pizza ed un fucile

la ricomprerò lungo il sentiero

e suonerò per Maddalena all'imbrunire.

 

Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà

tu potrai ballare o fandango

 

Dopo i templi aztechi e le rovine

le prime stelle sul Rio Grande

Di notte sogno il campanile

e il collo di Ramon pieno di sangue

Sono stato proprio io all'osteria

a premere le dita sul grilletto

Vieni mia Maddalena voliamo via

il cane abbaia quel che è fatto è fatto

 

Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà

tu potrai ballare o fandango

 

Alla corrida con tequila ghiacciata

vedremo il toreador toccare il cielo

All'ombra della tribuna antica

dove Villa applaudiva il rodeo

Il frate pregherà per il perdono

ci accoglierà nella missione

Avrò stivali nuovi un orecchino d'oro

e sotto il livello tu farai la comunione

La strada è lunga ma ne vedo la fine

arriveremo per il ballo

e Dio ci apparirà sulle colline

coi suoi occhi smeraldi di ramarro

 

Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà

tu potrai ballare o fandango

 

Che cosa è il colpo che ho sentito

ho nella schiena un dolore caldo

siediti qui trattieni il fiato

forse non sono stato troppo scaltro

Svelta Maddalena prendi il mio fucile

guarda dove è partito il lampo

miralo bene cercare di colpire

potremmo non vedere più Durango

 

Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà

tu potrai ballare o fandango

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola (traduzione di “Romance in Durango” di B.Dylan- J.Levy)

Anno di pubblicazione: 1978

SALLY

Mia madre mi disse - Non devi giocare

con gli zingari nel bosco

Mia madre mi disse - Non devi giocare

con gli zingari nel bosco

Ma il bosco era scuro l'erba già verde

lì venne Sally con un tamburello

ma il bosco era scuro l'erba già alta

dite a mia madre che non tornerò

 

Andai verso il mare senza barche per traversare

spesi cento lire per un pesciolino d'oro

Andai verso il mare senza barche per traversare

spesi cento lire per un pesciolino cieco

Gli montai sulla groppa e sparii in un baleno

andate a dire a Sally che non tornerò

Gli montai sulla groppa e sparii in un momento

dite a mia madre che non tornerò

 

Vicino alla città trovai Pilar del mare

con due gocce di eroina si addormentava il cuore

Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli

bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni

Mi svegliai sulla quercia l'assassino era fuggito

dite al pesciolino che non tornerò

Mi guardai nello stagno l'assassino s'era già lavato

dite a mia madre che non tornerò

 

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi

sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni

Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi

sulla strada le sue bambole adescavano i signori

Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto

dite alla quercia che non tornerò

Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto

dite a mia madre che non tornerò

 

Mia madre mi disse - Non devi giocare

con gli zingari del bosco

Ma il bosco era scuro l'erba già verde

lì venne Sally con un tamburello

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

ZIRICHILTAGGIA

Di chissu che babbu ci ha lacátu la meddu palti ti sei presa

lu muntiggiu rúiu cu lu súaru li àcchi sulcini lu trau mannu

e m'hai laccatu monti múccju e zirichèlti

 

Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa e tuttu chissu che v'era 'ndrentu

li piri butìrro e l'oltu cultiato e dapói di sei mesi che mi n'era 'ndatu

parìa un campusantu bumbaldatu

 

Ti ni sei andatu a campà cun li signuri fènditi comandà da to mudderi

e li soldi di babbu l'hai spesi tutti in cosi boni, midicini e giornali

che to fiddòlu a cattr'anni aja jà l'ucchjali

 

Ma me muddèri campa da signora a me fiddòlu cunnosci più di milli paráuli

la tòja è mugnedi di la manzàna a la sera

e li toi fiddòli so brutti di tarra e di lozzu

e andaràni a cuiuàssi a calche ziràccu

 

Candu tu sei paltutu suldatu piagnii come unu stèddu

e da li babbi di li toi amanti t'ha salvatu tu fratèddu

e si lu curàggiu che t'è filmatu è sempre chiddu

chill'èmu a vidi in piazza ca l'ha più tostu lu murro

e pa lu stantu ponimi la faccia in culu

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

ZIRICHILTAGGIA (Traduzione)

Di quello che babbo ci ha lasciato la parte migliore ti sei presa

la collina rosa con il sughero le vacche sorcine e il toro grande

e m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole

 

Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e tutto quello che c'era dentro

le pere butirre e l'orto coltivato e dopo sei mesi che me n'ero andato

sembrava un cimitero bombardato

 

Te ne sei andato a vivere coi signori, facendoti comandare da tua moglie

e i soldi di papà li hai spesi tutti in dolciumi, medicine e giornali

che tuo figlio a quattro anni aveva già gli occhiali

 

Mia moglie vive da signora e mio figlio conosce più di mille parole

la tua munge da mattina a sera e le tue figlie sono sporche di terra

e di letame e andranno a sposarsi a qualche servo pastore

 

E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambinetto

e dai padri delle tue amanti t'ha salvato tuo fratello

e se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello ce la vedremo in piazza

chi ha la testa dura e nel frattempo mettimi la faccia in culo

PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA LONDON VALOUR

I marinai foglie di coca digeriscono in coperta

il capitano ha un'amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra

il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale

ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare

ha una frusta giocattolo sotto l'abito da tè.

 

E la radio di bordo è una sfera di cristallo

dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo

il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto

ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto.

 

E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli

i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli

il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe

per far pace con gli applausi per sentirsi più distante

la sua stella sì e oscurata da quando ha vinto la gara del sollevamento pesi.

 

E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva

ruba l'amore del capitano attorcigliandole la vita

il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia

tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia

ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè.

 

E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta

si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba

a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi

e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi

e si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni

contro ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni

e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni.

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1978

FOLAGHE

(Strumentale)

 

Anno di pubblicazione: 1978

UNA STORIA SBAGLIATA   (45 giri - 1980)

UNA STORIA SBAGLIATA

E' una storia da dimenticare

e' una storia da non raccontare

e' una storia un po' complicata

e' una storia sbagliata.

 

Comincio' con la luna sul posto

e fini' con un fiume d'inchiostro

e' una storia un poco scontata

e' una storia sbagliata.

 

Storia diversa per gente normale

storia comune per gente speciale

cos'altro vi serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

E' una storia di periferia

e' una storia da una botta e via

e' una storia sconclusionata

una storia sbagliata.

 

Una spiaggia ai piedi del letto

stazione Termini ai piedi del cuore

una notte un po' concitata

una notte sbagliata.

 

Notte diversa per gente normale

notte comune per gente speciale

cos'altro ti serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

E' una storia vestita di nero

e' una storia da basso impero

e' una storia mica male insabbiata

e' una storia sbagliata.

 

E' una storia da carabinieri

e' una storia per parrucchieri

e' una storia un po' sputtanata

o e' una storia sbagliata.

 

Storia diversa per gente normale

storia comune per gente speciale

cos'altro vi serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

Per il segno che c'e' rimasto

non ripeterci quanto ti spiace

non ci chiedere piu' come e' andata

tanto lo sai che e' una storia sbagliata

tanto lo sai che e' una storia sbagliata.

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1980

TITTI

Come due canne sul calcio del fucile

come due promesse nello stesso aprile

come due serenate alla stessa finestra

come due cappelli sulla stessa testa

come due soldini sul palmo della mano

come due usignoli pioggia e piume sullo stesso ramo.

 

Titti aveva due amori uno di cielo uno di terra

di segno contrario uno in pace uno in guerra

Titti aveva due amori uno in terra uno in cielo

insomma di segno contrario uno buono uno vero.

 

Come le lancette dello stesso orologio

come due cavalieri dentro il sortilegio

e furono i due legni che fecero la croce

e intorno due banditi con la stessa voce

come due risposte con una parola

come due desideri per una stella sola.

 

Titti aveva due amori uno di cielo uno di terra

di segno contrario uno in pace uno in guerra

Titti aveva due amori uno in terra uno in cielo

insomma di segno contrario uno buono uno vero.

 

Testo: F.De Andrè – M.Bubola

Anno di pubblicazione: 1980

Postato da: LibertAria a 12:52 | link | commenti |
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