Fabrizio De André - Amico fragile

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Utente: LibertAria
Nome: Valeria Taradash
Giornalista, scrittrice... innamorata della Bosnia da molti anni. Da quando una guerra insensata, giocata troppo vicino a casa mia perché riuscissi a restarne fuori, mi ha portato in questo Paese. La spinta somigliava molto alla curiosità o, più gradevole espressione, al desiderio-bisogno di capire. Crimini troppo grandi e incomprensibili venivano commessi, spesso in nome di un Dio che, come al solito, non c'entrava niente. Non ho saputo restare davanti al televisore a scuotere la testa. Il bisogno di partire si è fatto viaggio, il viaggio si è fatto conoscenza, la conoscenza si è fatta amore, partecipazione e necessità di testimoniare. In passato ho collaborato con TV e radio private. Per la carta stampata ho scritto e tradotto per "Shabab", un bollettino che si occupava di MedioOriente, più precisamente della Palestina. Inoltre ho pubblicato tre libri, due saggi ("La fame nel mondo" e "La nonviolenza") e un romanzo ("Concerto per chihuahua ...e frammenti di stelle ...e altre code"). Oltre all'amore per la scrittura, un'altra passione mi ha accompagnato per tutta la vita, divenendo a periodi una professione: i cani. Allevo cani per hobby e per amore. Anni fa sono stata titolare di una scuola di addestramento all'obbedienza e all'agility. Con i miei amici a quattro zampe mi diverto e lascio che mi dipingano sulla faccia sorrisi di tenerezza uniti a sentimenti di protezione e di condivisione affettiva. Insomma a loro concedo il mio lato "morbido", che altrimenti so nascondere benissimo. Chi mi conosce lo sa...

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domenica, 16 gennaio 2005

 VOLUME  3   (1968)

(nota: inserite anche La canzone di Marinella, La ballata dell'eroe, Amore che vieni amore che vai, La guerra di Piero, Il testamento e La ballata del Michè - testi già pubblicati - vedi Volume 1)

IL GORILLA

Sulla piazza d'una città la gente guardava con ammirazione
un gorilla portato là dagli zingari d'un baraccone
con poco senso del pudore le comari di quel rione
contemplavano l'animale non dico come non dico dove
 
Attenti al gorilla 
 
D'improvviso la grossa gabbia dove viveva l'animale
s'apri di schianto non solo perché fosse l'avevano chiusa male
la bestia uscendo fuori di là disse: "Quest'oggi me la levo"
parlava della verginità di cui ancora viveva schiavo
 
Attenti al gorilla
 
Il padrone si mise a urlare: "Il mio gorilla fate attenzione
non ha veduto mai una scimmia potrebbe fare confusione"
tutti i presenti a questo punto fuggirono in ogni direzione
anche le donne dimostrando la differenza fra idea e azione
 
Attenti al gorilla
 
Tutta la gente corre di fretta di qua e di là con grande foga
si attardano solo una vecchietta e un giovane giudice con la toga
visto che gli altri avevano squagliato il quadrumane accelerò
e sulla vecchia e sul magistrato con quattro salti si portò
 
Attenti al gorilla
 
"Bah" sospirò pensando la vecchia "che io fossi ancora desiderata
sarebbe cosa alquanto strana e più che altro non sperata"
"Che mi si prenda per una scimmia" pensava il giudice col fiato corto
"non è possibile questo è sicuro" - il seguito prova che aveva torto
 
Attenti al gorilla
 
Se qualcuno di voi dovesse costretto con le spalle al muro
violare un giudice od una vecchia della sua scelta sarei sicuro
ma si dà il caso che il gorilla considerato un grandioso fusto
da chi l'ha provato però non brilla né per lo spirito né per il gusto
 
Attenti al gorilla
 
Infatti lui sdegnata la vecchia si dirige sul magistrato
lo acchiappa forte per un'orecchia e lo trascina in mezzo a un prato
quello che avvenne tra l'erba alta non posso dirlo per intero
ma lo spettacolo fu avvincente e la suspance ci fu davvero
 
Attenti al gorilla
 
Dirò soltanto che sul più bello dello spiacevole e cupo dramma
piangeva il giudice come un vitello negli intervalli gridava "Mamma"
gridava "Mamma" come quel tale cui il giorno prima come ad un pollo
con una sentenza un po' originale aveva fatto tagliare il collo
 
Attenti al gorilla
 
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Le gorille” di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1968

S'I' FOSSE FOCO

S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
 
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
tutti i cristïani imbrigherei
s'i' fosse 'mperator sa' che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
 
S'i fosse morte, andarei da mio padre
s'i' fosse vita fuggirei da lui
similemente farìa da mi' madre
s'i' fosse Cecco com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui
 
S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
 
Testo: Un sonetto di Cecco Angiolieri
Anno di pubblicazione: 1968

NELL'ACQUA DELLA CHIARA FONTANA

Nell'acqua della chiara fontana
lei tutta nuda si bagnava
quando un soffio di tramontana
le sue vesti in cielo portava
 
Dal folto dei capelli mi chiese
per rivestirla là di cercare
i rami di cento mimose
e ramo con un ramo intrecciare
 
Volli coprire le sue spalle
tutte di petali di rosa
ma il suo seno era così minuto
che fu sufficiente una rosa
 
Cercai ancora nella vigna
perché a metà non fosse spoglia
ma i suoi fianchi eran così minuti
che fu sufficiente una foglia
 
Le braccia lei mi tese allora
per ringraziarmi un po' stupita
io la presi con tanto ardore
che lei fu di nuovo vestita
 
Il gioco divertì la graziosa
che molto spesso alla fontana
tornò a bagnarsi pregando Dio
per un soffio di tramontana
 
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Dans l'eau de la claire fontaine” di G. Brassens)
Anno di pubblicazione: 1968

IL RE FA RULLARE I TAMBURI

Il re fa rullare i tamburi
il re fa rullare i tamburi
vuol scegliere fra le dame
un nuovo e fresco amore
ed è la prima che ha veduto
che gli ha rapito il cuore
 
Marchese la conosci tu
marchese la conosci tu
chi è quella graziosa
ed il marchese disse al re:
"Maestà è la mia sposa"
 
Tu sei più felice di me
tu sei più felice di me
d'aver dama sì bella
signora sì compita
se tu vorrai cederla a me
sarà la favorita
 
Signore se non foste il re
signore se non foste il re
v'intimerei prudenza
ma siete il sire e siete il re
vi devo l'obbedienza
 
Marchese vedrai passerà
marchese vedrai passerà
d'amor la sofferenza
io ti farò nelle mie armate
maresciallo di Francia
 
Addio per sempre mia gioia
addio per sempre mia bella
addio dolce amore
devi lasciarmi per il re
ed io ti lascio il cuore
 
La regina ha raccolto dei fiori
la regina ha raccolto dei fiori
celando la sua offesa
ed il profumo di quei fiori
ha ucciso la marchesa
 
Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone popolare francese del XIV secolo)
Anno di pubblicazione: 1968

Postato da: LibertAria a 13:00 | link | commenti |
volume 3